Alla scoperta dello Spirit of Florence

18 Mag

Ogni città ha la sua fontana del potere 8vero o presunto) magico. A Firenze si potrebbe attribuirlo a un pozzo.. Quello cosiddetto di Beatrice. Va da sè, la figlia di Folco Portinari, amata da Dante: tradizione vuole che lì andasse ad attingere l’acqua. Sempre la tradizione lo vuole nelle “segrete” di Palazzo Spini Feroni, oggi quartier generale della Salvatore Ferragamo. Proprio in quest’area sotterranea ha sede il museo della griffe, spazio dove vengono proposte le mostre temporanee della Maison. Poter trovarsi, ipoteticamente, di fronte al volto di Beatrice- sul posso si individua ancora un profilo femminile – è occasione preziosa. Da maggio all’ennesima potenza: nella stessa area sarà allestita la mostra Un palazzo e la città. Progetto curato da Stefania Ricci e Riccardo Spinelli, con allestimento del regista e scenografo Maurizio Balò. Un viaggio nel tempo a cavallo tra mitologie e storia vera. Quella italiana, nei suoi diversi aspetti. C’è infatti un’epoca pre e post acquisto di Palazzo Spini Feroni da parte di Salvatore Ferragamo. Avviene nel 1938: tra quelle mura il Calzolaio dei sogni ospita i suoi laboratori e l’immagine del Palazzo si trasforma in logo da esportazione. Appare sulle scatole delle scarpe, dove è riprodotto il ritratto dell’edificio – oggi perduto – di Annigoni. Ma l’edificio è anche perfetto per renderlo con fantasia protagonista di accessori come variopinti foulard. Guardando il DNA del perioso ‘pre Salvatore’, è illustre. Anche senza arrivare ai tempi di Guelfi e Ghibellini. Nel XIX secolo il palazzo ospita il Municipio, sono gli anni in cui Firenze è Capitale del Regno d’Italia. Accade nel 1865: quest’anno è il 150esimo anniversario di quel capitolo della storia del nostro Paese. Facendo invece un passo più indietro, nella prima metà dell’ottocento è sede del lussuoso Hotel d’Europe. Oggi si direbbe: location perfetta. A pochi metri c’è il ponte si Santa Trinità dove, come dipinge il preraffaellita Henry Holiday, sarebbe scoccato il colpo di fulmine tra Dante e beatrice. Un’opera pittorica trasformatasi poi nell’emblema del cosiddetto Spirit of Florence. Sinonimo di eccellenza artigianale italiana come le creazioni del Calzolaio dei sogni. E Salvatore avrebbe stupito anche Beatrice.