Allergie particolari: come combatterle?

23 Nov

Il nichel è un metallo largamente utilizzato dall’industria manifatturiera come componente di numerosi oggetti di uso comune: cerniere, bottoni, fibbie, bigiotteria, orologi, montature di occhiali, rubinetti, chiavi, monete. In Italia la sensibilizzazione al nichel è abbastanza diffusa (10-15% della popolazione), prevale fra le donne ed è favorita dal contatto prolungato della cute con monili contenenti nichel. I sintomi sono a carico della pelle, con manifestazioni di tipo eczematoso e, a volte, prurito e orticaria. Una dieta a basso contenuto di nichel riduce la frequenza di episodi di dermatite determinati dal contatto delle mucose interne dell’organismo con il nichel contenuto negli alimenti. Alcuni soggetti allergici al nichel manifestano reattività verso i funghi. L’alta concentrazione del metallo negli alimenti può essere naturale (alcune varietà vegetali risentono della sua concentrazione nel terreno), oppure indotta dalle tecniche di lavorazione o di conservazione del prodotto alimentare.

Lattice

I soggetti allergici a tale materiale possono presentare reattività crociata con alcuni frutti e vegetali quali avocado, banana, castagna, kiwi (frequenza pari al 35%), ma anche con ananas, carota, finocchio, fico, grano saraceno, mango, melone, patata, pomodoro, salvia e origano.

Cibi transgenici

Le nuove biotecnologie applica-te all’industria alimentare hanno consentito la messa a punto, negli ultimi anni, di numerosi alimenti innovativi, tra cui i cibi transgenici ottenuti mediante tecniche di manipolazione genetica. In particolare, l’introduzione di geni di altre specie nel genoma di organismi vegetali origina i cosiddetti organismi geneticamente modificati (OGM). Le ricombinazioni sono condotte allo scopo di aumentare la resistenza delle piante alle malattie, stimolarne la tolleranza verso erbicidi e parassiti, inibirne la marcescenza e incrementarne la produttività. La commercializzazione dei primi prodotti transgenici è recente e l’incremento della kiro produzione notevolissimo. Gli ettari di terreno utilizzati per questo tipo di coltivazioni nel mondo sono in continuo aumento. In Europa sono state autorizzate coltivazioni transgeniche sperimentali di soia, mais, colza, riso, pomodoro, tabacco, patata, olivo, vite; negli USA più della metà della soia è transgenici e nel mondò più di 60 specie vegetali sono state sottoposte a questo tipo di manipolazione.

I dubbi da più parti sollevati sull’eventualità che questi prodotti possano avere effetti nocivi sulla salute dell’uomo e sull’ambiente hanno scatenato apprensione tra i consumatori. Attualmente, nella UE le aziende produttrici di prodotti agroalimentari e cli mangimi per la zootecnia sono obbligate a riportare in etichetta la presenza di eventuali OGM, se la loro concentrazione supera lo 0,9%. Devono anche essere specificati sia il nome dell’OGM che la sua sigla di identificazione, così da poter risalire al tipo cli modificazione subita. Formaggi, carne, uova provenienti da animali alimentati con mangimi transgenici non sono invece sottoposti a questa normativa.

Quest’ultima dovrebbe consentire una più libera e consapevole scelta del cibo da parte dei consumatori, oltre che la tutela dei soggetti allergici, obbligati a selezionare con molta attenzione gli alimenti utilizzati. Negli alimenti transgenici, infatti, il frammento genico estraneo, integrato al DNA originale, può avere effetto allergenico diretto o favorire la comparsa di nuovi allergeni, assenti, invece, nelle varietà coltivate con tecniche tradizionali. Un test condotto su una varietà di soia manipolata con un gene della noce brasiliana, di cui è nota l’allergenicità, ha evidenziato l’acquisizione delle stesse caratteristiche allergeniche da parte della soia manipolata, la cui produzione è stata poi abbandonata.

Poiché un simile profilo può delinearsi per qualunque OGM, esiste il rischio che questo tipo di alimenti possa scatenare reazioni allergiche imprevedibili, con meccanismo d’azione sovrapponibile ai casi di reattività da allergeni nascosti. Le tecniche di manipola ione genetica possono tuttavia essere utili per la produzione di alimenti ipoallergenici, come è accaduto per il riso e come si sta tentando di fare per le arachidi. Gli effetti a lungo termine di tali tecnologie sull’ambiente e sull’incremento delle allergie alimentari rimangono tuttavia imprevedibili.

Cross-reattività tra allergeni diversi

Numerosi studi dimostrano la presenza di stessi allergeni sia in alcuni alimenti vegetali che nei pollini di specie diverse. La causa di ciò deve essere ricercata nella presenza di strutture proteiche comuni, filogeneticamente molto antiche, deputate alla regolazione d’importanti processi vitali e trasmesse nel corso dell’evoluzione alle nuove specie affermatesi in campo alimentare. Soggetti reattivi al polline di una determinata pianta, possono sviluppare reazioni allergiche crociate dopo l’assunzione di alimenti con un allergene comune (doppia allergia). Ciò si verifica prevalentemente nel periodo di massima pollinazione e, in questo intervallo temporale, alcuni soggetti allergici ai pollini devono evitare alimenti che cross-reagiscono. È documentata anche cross-reattività tra alimenti diversi. I sintomi sono rappresentati dalla comparsa di gonfiore e prurito a carico di labbra e del cavo orale e, talvolta, da senso di soffocamento.