Che cos’è l’inconscio?

28 Gen

L’inconscio è uno di quei fenomeni non direttamente percepibili dal soggetto senziente. E’ identificabile nella manifestazione di riflessi che avvengono senza la partecipazione della nostra volontà. Gli psicanalisti affermano l’esistenza di una psiche incosciente, specie di seconda personalità che agirebbe in contrasto con la personalità cosciente e provocherebbe moltissimi sintomi di malattie nervose e mentali.

L’inconscio in filosofia

L’esistenza dell’inconscio è stata postulata sino dai tempi antichi dalle dottrine innatistiche (Platone), dalle dottrine mistiche (Plotino) quale dimensione alogica in cui si comunica estaticamente con l’Uno. Ma solo con Leibniz se ne pone esplicitamente il problema; egli infatti riconosceva l’esistenza di stadi psicologici incoscienti capaci di illuminare le monadi, e che ne giustificano l’accrescimento di esperienza. L’inconscio metafisico è poi caratteristica del romanticismo tedesco e gioca un ruolo fondamentale nelle filosofie di Fichte (l’Io pone inconsciamente il non Io), di Schelling (la Natura è forma spirituale inconscia), di Schopenhauer (la cosa in sé è la volontà di vivere incosciente e irrazionale), di Von Hartmann, che considerava l’inconscio come fondamento comune di tutte le singole consapevolezze e volizioni (quindi come «idea incosciente», e «volontà incosciente»).

Anche in certe correnti della filosofia contemporanea che deprezzano il valore del conoscere nei riguardi della ricchezza della vita, dell’azione e dell’esistere concreto, si hanno conferme di questo inconscio fondamentale.

L’inconscio in psicologia

Il geniale scopritore e teorico del mondo dell’inconscio psicologico (cioè delle correnti sottomarine della coscienza) è stato il Freud, per quanto lo avessero già rilevato nel campo psicopatologico le ricerche del Ribot e di P. Janet. Il Freud distingue nell’inconscio due zone: la zona superiore, detta precosciente (subconscio), è costituita da quel complesso di contenuti già presenti nella coscienza, ma che ne sono stati rimossi per lasciar posto ad altri. La zona inferiore, detta incosciente, è invece costituita da quelle esperienze non volute o represse, dagli impulsi e disposizioni che non hanno mai potuto affacciarsi alla soglia della coscienza, perché ostacolati da freni sociali e dalla censura della coscienza. Questo mondo sotterraneo e oscuro è una tensione affettiva in continuo dinamismo che influisce sempre, positivamente o negativamente, sulla vita cosciente dell’individuo. Ulteriori zone dell’inconscio sono state poi rilevate da Jung e L. Szondi; il primo ha affermato l’esistenza di un incoscio collettivo e ereditario, un complesso luminoso che arricchisce confusamente la psiche individuale delle esperienze psichiche dell’umanità, a partire dagli archetipi (cioè dalle primitive manifestazioni della psiche umana); il secondo ha affermato l’esistenza dell’inconscio familiare, quel complesso di disposizioni proprie ad una famiglia, che viene trasmesso biologicamente dai geni recessivi.

Per Freud è la risultante di quelle forze difensive con le quali l’io inficia il ricordo di esperienze che non intende riconoscere come proprie. Esse però riaffiorano nei sogni e in atti sintomatici della veglia. Jung invece attribuisce l’inconscio alla fase primigenia del pensiero nelle forme collettive della rappresentazione del reale. Le immagini che ne scaturiscono sono positive e inducono alla conoscenza scientifica della realtà. Helmholtz e anche Wundt ammisero nei loro studi processi di interferenza inconscia, presi anche in esame dalla psicologia francese a riguardo dell’ipnosi. Anche lo Herbart aveva ammesso l’inconscio nelle rappresentazioni mentali.