Fare l’amore con amore

14 Ago

Fate sesso e fatelo frequentemente. Ma soprattutto fatelo con la stessa persona, quella di cui siete innamorati. Alcune ricerche hanno dimostrato come il sesso che non si slega dall’amore è quello che fa meglio a mente e corpo. Chi ama ed è amato gode infatti cli una relazione intima in grado di alleviare stress e tensioni, cause indirette di malattie cardio-circolatorie. A riprova di questi dati c’è anche uno studio italiano, condotto all’Università di Firenze, che ha mostrato come gli uomini che tradiscono la propria donna hanno più probabilità di infarto e problemi cardiovascolari. Dopo aver osservato per 12 anni i loro pazienti, si è capito che alla lunga la tensione e il senso di colpa, o semplicemente l’ansia di farsi scoprire e la fatica mentale di tenere in piedi due relazioni, sono controproducenti per la salute.

Cultura contro biologia

Il sesso di coppia sarebbe quindi meglio del sesso occasionale. Eppure, da un punto di vista evolutivo, gli esseri umani e in particolare i maschi dovrebbero accoppiarsi con quanti più partner possibili per diffondere i propri geni. «Da un punto di vista biologico, un uomo dovrebbe ingravidare quante più donne possibile per avere questa prole tanto ambita», conferma ad Airone Giuliana Proietti, psicoterapeuta e coautrice di Come vivere bene, anche se in coppia assieme a Walter La Gatta. «Questo comportamento, però, metterebbe a rischio la crescita dei piccoli. Ecco perché alla biologia si è sostituita una costruzione culturale che, nella maggior parte del mondo, si è indirizzata verso la monogamia». Queste teorie oggi sono molto contestate, in quanto il cambiamento dei costumi ha reso possibili anche altri tipi di coppie: quelle di separati che non cercano figli o di gay che adottano.

Certamente però in alcuni periodi della vita il sesso occasionale è una spinta forte. In un articolo del 2006 del Journal of Sex Resealch, Catherine M. Grello, Deborah P. Welsh e Melinda S. Harper dell’Università del Tennessee (Usa) hanno indagato i fattori e le circostanze che spingono studenti universitari tra i 18 e i 21 anni al sesso con partner occasionali. Questo tipo di esperienze riguarda oltre la metà dei ragazzi sessualmente attivi coinvolti nello studio e spesso è legato al divertimento: il 65 per cento di chi aveva avuto rapporti occasionali riferiva infatti di aver assunto alcol o droghe prima o durante l’incontro sessuale. Soprattutto in certi periodi della vita il sesso occasionale ci permette inoltre di soddisfare il bisogno di abbattere le restrizioni sociali. A lungo andare, però, la scissione tra sesso e sentimenti potrebbe essere pericolosa: alcuni studi mostrano infatti che quando diventa uno stile di vita, il rischio depressione è in agguato. Una ricerca del 2013, pubblicata ancora una volta dal Journal of Sex Reseamh e guidata da Melina M. Bersamin della California State University (Usa), ha mostrato tra gli oltre 3.900 studenti sottoposti a questionari livelli più elevati di ansia, fobia sociale e depressione in quelli che avevano avuto recentemente uno o più rapporti sessuali con partner conosciuti da meno di una settimana.

Quando l’eros svanisce

Secondo l’Associazione matrimonialisti italiani, attualmente le coppie che non hanno più rapporti sessuali o quasi sono circa il 30 per cento. Mentre, secondo la Corte di cassazione, il 20 per cento delle separazioni è causato dalla mancanza di sesso. Anche psicologi e sessuologi riscontrano un sempre maggiore numero di coppie con problematiche sessuali o addirittura che hanno smesso di fare sesso: «Molte persone, insoddisfatte dalla relazione», spiega Proietti, «restano insieme per ragioni pratiche, ma non si cercano più sul piano sessuale, trovando fuori dalla coppia la possibilità di rapporti e relazioni intime più soddisfacenti». Come fare allora perché la passione non svanisca, godendo appieno dei vantaggi che il sesso tra innamorati sa dare? «Nella coppia l’eros svanisce perché cessa la curiosità e quindi il desiderio», aggiunge la psicoterapeuta.

Con le terapie sessuali si cerca di aiutare i partner a ritrovare il piacere della scoperta: «Il segreto è quello di non svelarsi completamente all’altro e di mantenere sempre un certo mistero». Non si può desiderare la cosa di cui riteniamo avere il pieno possesso, pertanto darsi la possibilità di sentire la mancanza dell’altro aiuta a riguardarlo come oggetto di desiderio: «Paradossalmente, in una coppia stabile è necessario introdurre una certa dose di instabilità e incertezza per recuperare l’intimità perduta». In questo un po’ di tenerezza e romanticismo possono aiutare persino più di un’attrazione sconvolgente: lo ha dimostrato uno studio dell’Università di Monaco ripreso tempo fa in Germania dal settimanale Der Spiegel. Analizzando le storie di più di 12mila donne e uomini nell’arco di 14 anni, si è concluso che sono affetto, complicità, rispetto e romanticismo a conservare la coppia molto più a lungo della passione.
Dopo il sesso Fare l’amore e poi stringersi e coccolarsi tutta la notte. Un sogno per molte donne che invece si lamentano del loro uomo: subito dopo il piacere, dicono, si gira dall’altra parte e piomba nel sonno. Eppure il luogo comune secondo cui sono i maschi ad addormentarsi per primi dopo il sesso non è poi così vero. Uno studio pubblicato dal Jounial of Social Evohaionary and Cultural Psycology ha analizzato le risposte a questionari fornite da 456 partecipanti di entrambi i sessi senza evidenziare una maggiore tendenza da parte degli uomini ad addormentarsi dopo il sesso.

Gli studiosi però hanno confermato che, uomo o donna che sia, chi cade nelle braccia di Morfeo in fretta potrebbe nascondere un inconscio desiderio di non lasciarsi troppo coinvolgere dalla relazione, soprattutto se ciò avviene nelle fasi iniziali: «Addormentarsi prima del partner potrebbe indicare un desiderio di evitare di parlare e di creare un legame», ha dichiarato Susan Hughes, professore di psicologia all’Albright College di Reading (Usa). Spesso, ha evidenziato la ricerca, sono invece gli uomini ad addormentarsi dopo e questo potrebbe avere una spiegazione evolutiva: «Probabilmente si tratta di un retaggio legato alla tendenza maschile alla protezione del partner, aggiunge Huges, «e cioè un modo inconscio per accertarsi che la donna non li lasci o che venga “portata via” da un altro maschio».

La paura dei legami

Da sempre gli studiosi spiegano che condividere il sonno ha un significato di protezione e accudimento che va ben oltre il sesso. Non a caso molte coppie che fanno sesso ma che non vogliono legami sentimentali lo evitano: «Nel letto si è costretti a stare vicini, a toccarsi, a sfiorarsi, anche non volendo», spiega la psicoterapeuta Giuliana Proietti, «e questo crea tenerezza e intimità. Dormire nello stesso letto con il proprio partner significa accettare la possibilità di scambiarsi effusioni, non necessariamente sessuali. Quando invece questi comportamenti sono ritenuti indesiderabili, è giocoforza separare i letti».

E se dormire insieme rafforza i legami di coppia, può persino migliorare la salute fisica e psichica. Molti studi hanno messo in evidenza come vivere da soli favorisca patologie legate allo stress e alla depressione e un discorso analogo vale anche per chi è costretto a dormire da solo per lunghi periodi della vita. A questo proposito è stata pubblicata quest’anno una ricerca svolta da Wendy M. Troxel, psichiatra alla Pittsburgh University (Usa): «I problemi del sonno sono associati a malattie cardiache e psichiatriche e dormire con il partner dà molti benefici al benessere del nostro corpo. Chi dorme abitualmente da solo fa invece più fatica a prendere sonno». Il motivo è semplice: dormire in coppia favorisce l’abbassamento dei livelli di cortisolo, l’ormone dello stress che causa depressione e ansia, e di citochine, sostanze chimiche complici dei processi infiammatori, mentre favorisce la produzione di ossitocina, il cosiddetto “ormone dell’amore” che allevia stress e ansia e riduce la pressione sanguigna.

Il sesso fa bene al cuore degli uomini

Secondo una ricerca del Massachusetts Male Ageing Study, un progetto a lungo termine il cui inizio risale alla fine degli anni Ottanta, un’attività sessuale regola-re e ricca di sentimento è protettiva per il cuore maschile. In base all’indagine, condotta seguendo per ben 16 anni un migliaio di uomini tra i 40 e i 70 anni, chi fa sesso almeno due o tre volte la settimana con la stessa persona corre un rischio inferiore del 45 per cento di avere infarti o problemi cardiovascolari rispetto a chi fa sesso una volta al mese.
La guerra nel letto

Non è sempre tutto così bello e semplice. Chi vive in coppia, specie da tanto tempo, sa che dormire insieme può essere difficile: per molti il letto è terreno di scontri, di piccoli e grandi litigi che nascono dalla condivisione di uno spazio ristretto. «Siamo divisi tra due tensioni contraddittorie», scrive il sociologo francese Jean-Claude Kaufmann, autore di Un letto per due. La tenera guerra: «da un lato il grande sogno di un amore condiviso e dall’altro l’aspirazione al benessere personale, divenuto l’orizzonte ultimo delle nostre esistenze.

Il punto è che nel letto il desiderio di distanza è più difficile da esprimersi rispetto ad altri luoghi». E per questo che la voglia di dormire in camere separate, che talvolta emerge nei litigi (il partner che russa, che ha i piedi freddi, che si muove troppo nel sonno), viene avvertito come un “sacrilegio”, come lo definisce lo stesso Kaufmann, cioè un chiaro segnale di rottura dell’armonia di coppia. Il motivo è anche antropologico: «Dal Medioevo, e soprattutto nell’Europa cattolica, il letto matrimoniale è simbolo dell’unione coniugale», aggiunge il sociologo.

Viso contro viso

Non è quindi un caso che il modo in cui le coppie condividono questo spazio ristretto dica molto dell’affinità e del tipo di relazione. Lo psicologo inglese Richard Wiseman ha chiesto a un campione di 1.000 persone fidanzate o sposate di indicare in quale posizione dormono e di descrivere la loro relazione intima. I risultati sono chiari: il 94 per cento delle persone che hanno un contatto mentre dormono hanno dichiarato di essere felici, mentre tra coloro che non si toccano solo il 68 per cento ha affermato di essere soddisfatto della propria relazione. Secondo Wiseman, le coppie più felici sono quelle che dormono a pochissima distanza o addirittura viso contro viso. A ogni modo lo psicologo rassicura: non è di per sé la distanza eccessiva a indicare un rapporto che non funziona. Piuttosto, da tenere sotto controllo sono i cambiamenti repentini cli abitudini di uno dei due: l’unico caso in cui andrebbe prestata particolare attenzione è quando lui o lei, all’improvviso, cessa di cercare il contatto dell’altro durante il sonno.