Folklore, arte e musica in Basilicata

2 Mar

Le leggende lucane

Accanto a forme di superstizione popolare sopravvivono in Basilicata numerose leggende sacre locali legate alle vicende dei patroni dei singoli centri, che mostrano ancora il sussistere di usanze collegate ai vari momenti della vita dell’uomo. Queste tradizioni vanno però perdendosi come può dirsi anche dei tipici costumi oramai solo raramente usati; indumenti caratteristici furono per l’uomo il cappello a cono ornato di trine, per le donne i panni che coprono la testa, le sottane a ricche pieghe, gli ornati (ricami e nastri soprattutto) delle ampie vesti.

Dialetti lucani

Mentre i dialetti della zona orientale della regione si avvicinano alle forme abruzzesi ed in parte pugliesi (vocale finale quasi scomparsa’ nella pronuncia), quelli della zona occidentale si ricollegano, nella riduzione delle vocali finali, ai dialetti di tipo calabrese. Caratteristica di alcuni dialetti della Basilicata è la sonorizzazione delle vocali sorde come avviene nei dialetti dell’Italia settentrionale.

L’arte in Basilicata

Di età preistorica, dell’epoca paleolitica, sono numerosi manufatti che attestano essere stata, la regione del Vúlture, una delle zone piú anticamente abitate della penisola italiana. Accanto ad amigdaloidi sono state rinvenute tracce di. età posteriore (pietre levigate, ceramiche ornate con motivi geometrici e dipinti), quindi avanzi interressanti dell’età del bronzo (Timmari), mentre scarsi sono i ritrovamenti dell’età del ferro. Di età classica, ad eccezione dei celebri vasi lucani, non molto rimane artisticamente di un certo interesse, se si eccettuano gli avanzi della città romana di Grumento.

Della piú remota età medievale restano solo tracce nelle due chiese della Trinità di Venosa, opere tra le piú interessanti del romanico; ad esse si ricollegano il duomo di Acerenza ed altre costruzioni del sec. XII, mentre altri fabbricati richiamano modi bizantini o pugliesi, come avviene per il duomo di Matera ornato di sculture tra le piú valide del tempo. Di età romanica è ancora il castello di Lagopesole mentre delle epoche successive assai rare sono le opere di valore; basterà quindi limitarsi a ricordare, di età gotica, la cattedrale di Rapolla, le forme, in parte aragonesi, di alcune costruzioni rinascimentali, le severe architetture barocche quali il duomo di Melfi, la Chiesa Madre di Molitemo, S. Anna di Lagonegro ed il palazzo Corradi di Piazza Grande.

Nella scultura si notano, a partire dal sec. XVI, profonde influenze napoletane con opere lontane tuttavia dalla scabra bellezza delle figurazioni romaniche. I tipici affreschi medievali, profondamente bizantini, si vengono poi modificando attraverso le influenze umbro-marchigiane dapprima, quindi piú evidentemente venete; solo nel ‘600 si assiste però alla fioritura di artisti locali di un certo interesse quali Pietro Antonio Ferri e Giovanni di Gregorio detto il Pietrafesa. Un ultimo cenno meritano infine le arti minori delle quali restano nella B. numerose documentazioni, anche assai antiche; si vedano specialmente i lavori d’intaglio (quale quello di Santa Maria Maggiore a Matera, del ‘400, e quello dei Cappuccini a Muro Lucano, del ‘700; pulpiti ed altri arredi sacri), le oreficerie, i ferri battuti, i ricami dei paramenti sacri, i soffitti dipinti.

Musica e poesia

Il canto e la poesia popolari lucani sono improntati ad una singolare malinconia. Il dialetto, piuttosto aspro, porta alla rottura del metro poetico, da ottonario in distici a rima baciata; tale è il caso degli strambotti, dei rispetti, delle serenate, sempre accompa-gnate da strumenti come l’organetto, il mandolino, il violino o un’arpa portatile. I soggetti del canto popolare sono ristretti e riecheggiano l’umile vita quotidiana e laboriosa di queste popolazioni. Primo fra tutti la religione, con suppliche al santo protettore, nenie funebri e preghiere intonate, miste a narrazioni della vita della Vergine o del Cristo.

Segue la poesia amorosa, dall’amore materno, che si esprime in ninne-nanne con melodie monotone, all’amore galante, sempre severo e castigato, che dà luogo alle cantiche dei fidanzamenti e degli sponsali, accompagnati da serenate e da canti di lode. Importante è l’elemento poetico-musicale che sotto forma di stornelli risuona in ogni momento della vita dei campi e accompagna il lavoro collettivo della mietitura, della vendemmia, della pigiatura, mentre altri canti tradizionali ritraggono in piccoli quadri, talora gustosi, l’ambiente casalingo e ciarliero dei lavori domestici. Nell’insieme è una tradizione musicale antichissima e profonda, legata a quella delle regioni limitrofe, con le quali presenta analogie anche nell’applicazione degli strumenti; per le musiche pastorali la zampogna si unisce al piffero ad ancia doppia, e per i piccoli complessi caratteristici si trova lo zufolo acuto o l’ottavino sostenuto da triangolo.