I veri pericoli della cannabis

17 Mar

Le nuove varietà di canapa causano danni permanenti. Soprattutto nel cervello degli adolescenti, che perdono il senso della realtà, la capacità di concentrazione e l’equilibrio nei rapporti con gli altri. E rischiano di non poterne fare più a meno.

L’abbiamo sempre chiamata “droga leggera”, ma leggera non è. Studi scientifici autorevoli confermano che l’uso abituale della cannabis (o canapa indiana) comporta per esempio un rischio da 3 a 4 volte maggiore di sviluppare schizofrenia e disturbi simili soprattutto fra gli adolescenti. Ciò è tanto più evidente quanto più precoce è l’età in cui si inizia a consumare la droga. «Si stima che oltre il 25 per cento dei casi di psicosi potrebbe essere prevenuto eliminando l’uso di cannabis nella popolazione», dice Giuseppe Ducci, psichiatra all’Ospedale San Filippo Neri di Roma e direttore del Dipartimento cli Salute Mentale ASL Roma E.

Non è più l’erba di Woodstock Fino a pochi anni fa non si parlava molto di questi effetti. Ma c’è un dato da registrare: la cannabis che oggi si usa come droga, acquistabile tramite le consuete vie illegali e sempre di più anche su Internet in forma di semi per le colture idroponiche “fai da te” in casa (senza bisogno di suolo), è diversa dall’erba che andava tanto di moda a cavallo tra gli anni 60 e 70. «Oggi la cannabis contiene quantità molto maggiori di teuaidro-cannabinolo (THC), la sostanza con più spiccato effetto psicoattivo tra quelle presenti nella pianta: anche 10 volte di più di quelle contenute nella cannabis che si consumava nei decenni scorsi», afferma Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano.

In cerca dello “sballo”

«La diffusione del virus Fliv e dell’Aids a partire dai primi anni 90 causò un crollo del consumo cli eroina, molto più di quanto non avessero determinato fino a quel momento le morti per overdose o per epatite C», fa notare Giuseppe Ducci, il quale spiega: «Pertanto, le grandi organizzazioni internazionali lanciarono un nuovo modello di consumo, molto diverso dal precedente e associato al concetto di “sballo”, che significa perdere i freni inibitori e sentirsi molto più capaci di interagire con le altre persone, anche dal punto di vista sessuale». Ecco perché il consumo di droga non è più un gesto solitario, ma ha il suo luogo preferenziale nelle discoteche.

Il consumo comincia a 12 anni

Le droghe che sostengono lo sballo», continua Ducci, «sono nuove, come l’ecstasy che è cli sintesi, oppure sono vecchie ma prepotentemente riportate sul mercato, come la cocaina, o vecchie e modificate come la cannabis che, attraverso progressivi incroci, è stata selezionata in nuove varietà chiamate skunk, super skunk. Rispetto alle varietà di canapa non modificate, le skunk contengono alte concentrazioni di THC, il cui effetto non è contrastato da quello inibitore e rilassante del cannabjdiolo, che è poco presente in queste nuove piante. Le sostanze contenute negli stupefacenti producono malattia mentale, causando soprattutto alterazioni della percezione della realtà, che in linguaggio tecnico chiamiamo “aberrazioni della salienza”, cioè della capacità di attribuire la corretta importanza ai fatti», osserva Ducci e continua: «La sostanza che più di ogni altra produce psicosi è la cocaina, ma anche la nuova cannabis ha effetti devastanti, soprattutto perché il suo consumo oggi comincia molto presto, nei ragazzini di 12-13 anni d’età, che fumano 2-3 spinelli di skunk al giorno e che hanno un cervello in piena fase di sviluppo sul quale i danni si ripercuotono in modo drammatico e permanente». Si calcola che oggi nel mondo il 30% della schizofrenia sia dovuta alla skunk «Il dato si deve anche incrociare con fattori genetici, ma significa comunque che un numero enorme di persone, e in particolare di giovani, fumando ogni giorno cannabis sviluppa un disturbo grave e invalidante», sottolinea lo psichiatra.