Il fascino dei profumi

11 Mag

Prodotti di svariata e spesso complessa composizione, caratterizzati dal gradevole odore che emanano.

L’uso dei profumi nell’antichità

Il loro uso è antico ed armonizza nella raffinatezza con la storia lenta e graduale del progresso e della civiltà. Nella sua lunga storia questa arte si affermò maggiormente nei periodi di particolare prosperità dei popoli; sino ad epoca recente fu esclusiva opera artigiana, che, legata alla ricchezza, si arrestò e si sviluppò sempre, in relazione alle condizioni economiche dei vari paesi. Attraverso remotissime notizie, con certezza sappiamo che all’inizio il suo uso fu esclusivamente religioso; in riti propiziatori agli dei, su tripodi venivano arsi grani d’incenso e di ginepro. Il passaggio dalla cerimonia religiosa all’uso personale fu facile. Tutte le civiltà antiche, l’egizia, la cinese, l’araba, la greca, la romana, tutto l’Oriente in specie, conobbero sin dai piú lontani tempi l’uso del profumo, del belletto, delle pomate. I Greci e gli Arabi l’estesero perfino nel campo medico: bagni e suffumigi di erbe profumate erano compresi nella loro terapia.

Nella Roma imperiale troviamo il primo parrucchiere che la storia ricordi: da queste prime sale di toletta si diffuse rapidamente l’uso dei profumi nelle acconciature femminili e persino maschili, associato a quello di cosmetici, e raggiunse le terme e le sale di massaggio, coronando le salutari norme igieniche con una elegante nota di raffinatezza.

L’arte del profumo segue di pari passo il progresso umano: dal punto di vista economico potrebbe servire da indice finanziario della vita di una nazione. Massimo esponente di prosperità, in Italia la troviamo rigogliosa nei periodi antichi, pressoché nulla intorno al mille — quando il crollo dell’impero romano e la paura della fine del mondo, mettevano al bando ogni civetteria — per rifiorire nuovamente nel ‘200 e nel ‘300, in particolare nelle regioni italiane ricche dell’indispensabile materia prima: i fiori. La Liguria si specializza nella creazione di acque profumate, usufruendo di lavanda ed erbe aromatiche di cui è ricchissima.

I profumi siciliani

La Sicilia — giardino dalla flora svariatissima, che il calore del fulgido sole fa piú intensamente olezzante — si specializza nella produzione dei cosmetici. L’arte del profumi arricchita qui per di più da innovazioni degli Arabi, che avevano popolato l’isola, progredisce in tutti i centri ed a Palermo raggiunge il primato. Risale a questi lontani tempi l’impiego, nella preparazione di essenze odorose, della zagara, del gelsomino, delle rose: come pure la confezione degli estratti di bergamotto, di cedro, che ancor oggi sono vanto della Sicilia e base di numerose preparazioni.

Nel Rinascimento, attraverso il mercato veneziano, con le lacche e le spezie piú ricercate vengono portate dall’Oriente le essenze piú rare e s alla moda: muschio, zibetto, ambra. Se ne fanno profumi così largamente adoperati da raggiungere l’esagerazione. Si mescolano ai cibi che arricchiscono le mense piú laute; e i piú arditi guerrieri e i più profondi uomini di scienza non disdegnano di usarne non solo per la propria persona e gli indumenti. ma persino per la loro cavalcatura. L’arte del profumo continua la sua ascesa nei secc. XVI e XVII ed è proprio verso la fine del ‘600, che un italiano, il Feminis, emigrato in Germania, inizia a Colonia la preparazione della famosa acqua, che prese il nome dalla città. Pure della famiglia Feminis-Farina è l’ideatore, a Parigi, nel 1806, dell’acqua non meno celebre che immortalò col nome di s Acqua francese.

L’arte del profumo si specializza e si raffina soprattutto in Francia, ma prettamente italiane rimangono le materie prime usate, come la lavanda, il cedro, il bergamotto, il limone, l’arando. Recentemente il numero dei profumi è notevolmente aumentato vantando pregi di soavità e persistenza sino ad ora mai raggiunti: ciò soprattutto avvalendosi dei vantaggi che la chimica moderna offre con la tecnica delle sintesi. Attualmente i profumi si trovano in commercio o in soluzioni più o meno diluite, e sono i profumi propriamente detti (alcoolati, estratti), o in forma solida o polveri profumate. I primi si usano soprattutto sulla persona specialmente sul capo; i secondi si adoperano per gli indumenti, la biancheria, ecc. Sono noti speciali profumi atti a deodorare ambienti chiusi o con aria viziata (cinema, teatri, ecc.), dotati di potere antibatterico.

I profumi si usano oggi anche per la preparazione di dentifrici, di cosmetici, di saponi da toeletta, di tinture per i capelli. Creare un profumo significa unire armonicamente diverse sostanze odorose dando origine a un insieme gradevole e delicato. L’arte di fabbricare i profumi è stata in passato segreta e tramandata di padre in figlio, ma si può affermare che la tecnica non è stata molto dissimile da quella praticata oggi. L’estrazione delle essenze si può fare o per distillazione in corrente di vapore delle parti delle piante che le contengono; o per estrazione con solventi adatti; o per assorbimento delle essenze in oli o grassi, nei quali vengono immersi i fiori o le loro parti. Oggi si pratica anche il sistema dell’enfieurage, che consiste nel fare assorbire da grassi i profumi emessi dai fiori vivi, e quindi capaci di produrre quantità di essenze molto maggiori.

Tipologie di profumi

I profumi si distinguono in profumi naturali, quando le essenze vengono estratte e diluite in acqua o in alcool, senza alcuna manipolazione; tali l’acqua di rose e la violetta di Parma; profumi artificiali, quando il profumiere studia ed attua miscele di varie essenze naturali, producendo però un profumo che non ha un corrispondente in natura; profumi sintetici, quando sono fabbricati usando prodotti ottenuti per sintesi e non corrispondenti a nessun prodotto esistente in natura. Le materie prime usate si distinguono in vegetali, come gli oli essenziali, le resine e i balsami; animali, come l’ambra, il muschio e il castoro; sintetiche, se prodotte per sintesi, o per trasformazione chimica di sostanze esistenti in natura, così da modificarne i caratteri olfattivi e chimico-fisici, come la volatilità e la stabilità.