Italiani? Popolo di narcisisti

16 Mag

Siamo un popolo di santi, poeti, navigatori e… narcisisti. Al punto da scattarci un milione di selfie al giorno per specchiarci nella Rete.

Il nuovo fenomeno sociale, che coinvolge il 55 per cento degli italiani, emerge da un’indagine commissionata da Samsung alla società di ricerca online Human Highway: ci auto-immortaliamo 29 milioni di volte al mese (per una media di 2,2 volte t persona), il 75 per cento delle volte per farci belli su Instagram o su Facebook. Ostentiamo il lato dorato della nostra vita in compagnia (31,5 per cento), con il partner (27,1 per cento), in vacanza (22,9 per cento) o meglio ancora vantando un selfie con un personaggio famoso (la “preda” più ambita in assoluto è il cantante Vasco Rossi davanti a Luciano Ligabue per gli uomini e Laura Pausini per le donne).

Il culto di sé tanto caro a Narciso, il personaggio della mitologia greca che s’innamora della sua immagine riflessa nell’acqua, rivive sui social media del Terzo millennio; in una società improntata ai valori dell’esteriorità, la cassa di risonanza della Rete soddisfa il crescente bisogno di apparire, non importa se attraverso immagini “costruite” e poco veritiere. Ciò che conta è guadagnarsi l’approvazione altrui e nascondere fragilità e debolezze dietro un profilo social vincente che permetta di autocelebrarsi e di sentirsi protagonisti.

In natura vince il più forte

«All’origine il narcisismo è una predisposizione comune a tutti gli animali, che gioca un importante ruolo nella selezione delle specie in natura, dove a sopravvivere e ad accoppiarsi sono gli individui più forti e attraenti del branco», spiega Ivano Gagliardini, psicologo e, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale di Roma. «In quanto mammiferi che vivono in gruppo, anche noi esseri umani abbiamo la propensione innata a metterci in mostra, poiché il nostro stato dipende da quanto veniamo accettati sopportati dagli altri».

II narcisismo però diventa patologico quando il soggetto manifesta un desiderio smodato di piacere, di essere presente, visto e applaudito, spesso mettendo in 21110 comportamenti fuori dalle righe. Caratteristiche chiave del narcisista sono l’ostentazione della bellezza, del potere e del successo visti come mezzi per affermarsi e la dipendenza dall’attenzione e dall’approvazione altrui. Se l’irresistibile bisogno di attenzione non viene soddisfatto, diversamente da una personalità normale, capace di conservare sicurezza e autostima, il narcisista entra in una situazione di disagio e di crisi, che lo porta a chiudersi in se stesso: «Il narcisismo patologico può evolvere in stadi progressivi, in cui subentrano teatralità, egocentrismo, tendenza a imporsi sugli altri, sbalzi d’umore e aggressività fino ad arrivare al disturbo di personalità narcisistica: un modo di essere che pervade tutta la persona e chiusa in un senso di onnipotenza, nell’egoismo esasperato, nella prevaricazione dei diritti altrui e nella difficoltà ad entrare in empatia con il prossimo, al punto da ridurre le relazioni affettive a pure conquiste per ostentare grandezza», chiarisce Perennemente alla ricerca dell’attenzione altrui, il narcisista Z. come un pozzo di San Patrizio che non si riempie mai.

«In lì mulo al pozzo vi sono una grande fragilità e una mancanza di autostima dietro la convinzione di essere speciali», conclude lo psicologo), “e in più la propensione a sviluppare ansia e depressione nel momento in cui viene a mancare il palcoscenico».

Eppure, troppo poco fa male

Ma anche un deficit di narcisismo può essere dannoso: lo assicura Craig Malkin, psicologo, ricercatore e docente presso la Harvard Medical School (li Cambridge, Massachusetts (Usa), nel suo nuovo libro Che c’è di male nel sentirsi speciali?, Malkin rivaluta il “narcisismo sano”, affermando che le persone che non si sentono speciali soffrono spesso di depressione, ansia, paure, scarsa autostima, fragilità emotiva e senso di inadeguatezza. Sentendosi prive di valore, sono inclini al pessimismo e hanno la tendenza a lasciarsi condizionare dai desideri e dai bisogni altrui, trascurando i propri e annullando se stesse. Secondo Malkin, un “ego” leggermente fuori misura ha i suoi vantaggi. Chi si vede migliore della media è più felice, più socievole e gode di maggior ambizione e autostima.

Malkin associa al narcisismo sano qualità positive che possono favorire il successo personale e nel lavoro: orgoglio, creatività, leadership, scoperta di sé, senso di finalità nella vita, capacità di trasmettere sostegno emotivo. «Pur di affermare se stesso, il narcisista agisce an-che nelle situazioni a rischio che gli altri non osano affrontare», spiega Gagliardini, «e sebbene le sue strategie di solidarietà siano riconducibili al desiderio di apparire, funge spesso da apripista verso nuove prospettive per il bene comune».

Aiuta a superare i traumi

«L’immagine rosea che il narcisista ha di sé gli dà sicurezza e lo aiuta a far fronte alle difficoltà anche dopo un fallimento devastante o una perdita ignobile», spiega Malkin. «I sopravvissuti alla guerra in Bosnia ce ne offrono un esempio drammatico. Psicologi e operatori sociali che hanno valutato un gruppo di sopravvissuti per depressione, difficoltà interpersonali e altri problemi psicologici, hanno scoperto che quanti si consideravano superiori alla media erano in condizioni migliori di chi aveva una visione più realistica di se stesso. Uno schema simile è emerso anche fra i sopravvissuti dell’11 settembre. Sentirsi speciali sembra aiuti coloro che sopravvivono a una tragedia ad affrontare il futuro con minor paura e maggior speranza».

Il LATO POSITIVO

Associate al narcisismo ci sono qualità positive che possono favorire il successo nella vita e nel lavoro: orgoglio, creatività, leadership, scoperta di sé, senso di finalità, capacità di trasmettere sostegno emotivo ai collaboratori.

Un po’ di narcisismo fa bene all’amore

Uno studio degli psicologi Benjamin Le dello Haverford College e Natalie Dove della Ea-stern Michigan University (Usa) conferma che il narcisismo, se moderato, rafforza l’amore. Dopo aver revisionato un centinaio di studi condotti su circa 40mila persone coinvolte in relazioni sentimentali, i due studiosi hanno concluso che spesso la durata di una coppia è legata alle illusioni positive vicendevoli fra i partner, che vedono la persona amata più intelligente, più di talento e più bella di quanto non sia. Quest’idea ha effetti positivi anche sul partner “illuso”. D’altra parte, «credere di tenere per mano la persona più stupenda che ci sia nella stanza fa sentire speciali anche noi», afferma lo psicologo Craig Malkin.

II giusto sta nel mezzo

Malkin ha elaborato la Narcissism spectram scale (NSS), una speciale scala di valutazione che va da O a 10, lungo la quale il desiderio di sentirsi speciali aumenta progressivamente. Si parte dalla negazione di sé (0) e si arriva all’egocentrismo ed egoismo esasperati (10). «L’intervallo più sano è al centro, fra 4 e 6, dove sono sì presenti ambizioni intense, ma il sentirsi speciali non è più compulsivo, ma solo divertente», afferma l’americano. Il soggetto può quindi conservare un forte impulso a sentirsi speciale, ma il bisogno di emergere fra sette miliardi di altri esseri umani non lo rende cieco ai bisogni e ai sentimenti altrui». Insomma, secondo Malkin, il narcisismo sano consiste nel «far visita allo stagno di Narciso, senza mai tuffarsi fino in fondo per inseguire il proprio riflesso».

Il narcisista ha sempre in mano lo smartphone. Ed è aggiornato sulle app!

E Un tempo si sfoggiavano la casa, l’auto e l’abbigliamento griffato. Ora, invece, il narcisismo passa per lo smartphone. Oggetto cult per eccellenza, il telefonino racchiude un significato psicologico sottile: è sempre a portata di mano, pronto a essere ostentato in ogni luogo e occasione (lavoro, vita privata, ristorante, palestra, mezzi pubblici). Secondo l’ultimo rapporto di Kantar Worldpanel, società internazionale per l’analisi dei consumi, gli italiani sono il popolo che cambia più spesso lo smartphone (ogni 17,7 mesi), in quanto sempre alla ricerca di un modello più bello e più performante da sfoggiare. Seguono Germania e Cina, rispettivamente con una media di 18,8 e 19,5 mesi. «Per il narcisista il telefonino è uno stupendo palcoscenico virtuale», spiega Gagliardini: «il punto di partenza per costruire e diffondere a suo piacimento la sua immagine tramite foto o video senza che alcuno possa contaminarla o rubargli l’attenzione, come accade talvolta nella realtà. Fateci caso: il narcisista è sempre aggiornatissimo anche sulle app e sulle tecnologie».

Sono i politici i più narcisisti di tutti

Uno studio a cura degli psicologi Robert Hill e Gregory Yousey della Appalachian State University di Boone, North Carolina (Usa) ha assegnato ai politici la palma di categoria professionale più narcisista. Nella classifica del narcisismo sano, invece, ai primi posti troviamo i docenti universitari e i religiosi, all’ultimo i bibliotecari. Secondo lo psicologo statunitense Craig Malkin, anche «le arti dello spettacolo sono un campo che esercita una forte attrattiva sui narcisisti e non c’è nulla di cui sorprendersi visto appunto che si parla di spettacolo».