La crioterapia e l’elettroterapia

22 Set

Scoprire la crioterapia

Per crioterapia si intende l’impiego del freddo a scopo terapeutico. Il mezzo piú antico, ed ancora oggi relativamente diffuso, è la borsa di ghiaccio, applicata su parti traumatizzate o congeste. Il freddo provoca un’azione analgesica e vasocostrittrice, condizionando un duplice effetto benefico; seda il dolore, limita l’emorragia e la tumefazione della parte traumatizzata. Con la borsa di ghiaccio si realizza crioterapia locale; di piú rara applicazione la crioterapia generale con bagni freddi o in casse prefrigerate con ricorso a sostanza ad evaporazione veloce. In chirurgia, ed in particolare nella chirurgia dermatologica, il freddo intenso è sfruttato per distruggere formazioni patologiche superficiali. Rispetto all’escissione chirurgica ha il vantaggio di dare cicatrici limitate ed elastiche. Il freddo intenso si ottiene con applicazioni di sostanze refrigeranti, quali cloruro di etile, cloruro di metile, aria liquida e neve carbonica. Quest’ultima, sprigionata da una bombola contenente anidride carbonica a 50 atmosfere, per la rapida decompressione raffredda notevolmente (-65 °C) e si condensa in una polvere bianca.

L’elettroterapia e la terapia radiante

Per elettroterapia si intende lo sfruttamento a scopo terapeutico dell’energia elettrica nelle sue varie forme; per terapia radiante impiego sempre a scopo terapeutico di oscillazioni elettromagnetiche. I limiti fra i due gruppi sono mal definibili, donde difficoltà di classificazione e derivante discordanza di opinioni fra i diversi autori. Qui si ritiene di seguire la seguente classificazione:

a) elettroterapia con impiego di corrente continua;

b) elettroterapia con impiego di correnti variabili;

c) elettroterapia con ricorso a correnti ad alta ed altissima frequenza;

d) terapia con microonde.

L’elettroterapia con corrente continua

La corrente continua e la sua azione biologica

La corrente continua o galvanica o voltaica è una corrente unidirezionale costante, cioè corrente con direzione ed intensità non variabili.  La si può ottenere direttamente da generatore a batteria, oppure raddrizzando e livellando la corrente della comune rete elettrica. Per renderci ragione dell’effetto biologico di una corrente continua, che attraversa un organismo vivente, è necessario richiamare alcune notizie di fisica e di fisiologia. In merito si ricorda che il passaggio di correnti continue in una soluzione salina provoca il fenomeno dell’elettrolisi per attrazione degli ioni negativi e positivi verso il polo di segno opposto. Il corpo umano, per soluzioni saline contenute nelle singole cellule, si comporta nei riguardi della corrente continua come una soluzione elettrolitica. Ne deriva che il corpo umano è un buon conduttore di corrente continua e che in esso per il fenomeno della elettiolisi al passaggio di corrente continua si determinano degli effetti polari a livello delle regioni a contatto con gli elettrodi e precisamente una concentrazione degli ioni del segno opposto.

Cosí a livello del polo negativo si ha concentrazione di ioni positivi, soprattutto di ioni di sodio (Na+) ed a livello del polo positivo di ioni negativi, dati specie da ioni di cloro (Cl-). Nei tessuti profondi attraversati dalla corrente si hanno effetti interpolare non ancora ben chiariti. Si ritiene per che il movimento ionico che si verifica anche nei tessi profondi abbia un effetto stimolante con aumento del metabolismo cellulare e dell’attività delle membrane cellula donde piú intensi scambi tra le diverse cellule. Conosciuto l’effetto biologico della corrente continua precisa che due sono le applicazioni pratiche in terapia la galvanizzazione e la ionoforesi.

Galvanizzazione

La galvanizzazione, o semplice passaggio di corrente galvanica attraverso un segmento del corpo, ha riscosso passato notevole favore, ma è oggi quasi completamente abbandonata. La galvanizzazione, per l’azione antalgica e trofica, è indicata nel trattamento delle nevralgie e delle ipotromie muscolari.

Due le tecniche di applicazione:

a) galvanizzazione longitudinale con un elettrodo a plicato alla radice dell’arto e secondo elettrodo alla estremità distale.

b) Galvanizzazione trasversale, con i due elettrodi applicati in parallelo con due facce opposte dell’arto. Gli elettrodi devono essere umidificati; l’intensità del corrente è in rapporto alla superficie degli elettrodi (1 m per ogni cmq); la durata dell’applicazione contenuta tra 15 ed i 20 minuti. Dato che l’azione analgesica è massima al polo opposto, ovviamente sarà questo polo ad essere applicato sul punto piú dolente.

Ionoforesi

La ionoforesi od elettroforesi consiste nella introduzine nel corpo umano di ioni farmacologicamente attivi mediante il passaggio di corrente continua. E’ il fenomeno dell’elettrolisi, cioè della migrazione dei ioni verso il polo di segno opposto, a rendere possibile la ionoforesi. La tecnica di applicazione è semplice: due elettrodi diverse dimensioni sono collegati con un generatore corrente continua. L’elettrodo piú piccolo, quello attivo, applicato sulla parte da trattare, e quello maggiore, all’estremo opposto. Dovendo introdurre uno ione metallico (elettricamente positivo) l’elettrodo attivo, imbevuto della soluzione di  sale del metallo, sarà collegato col polo positivo, mentre volendo introdurre un metalloide elettricamente negativo l’eletti odo attivo sarà collegato col polo negativo. I preparati catodici (soluzioni di metalloidi e di ioni genere, quali ioduro di sodio e potassio al 3%) svolgono un’azione antalgica; i preparati anodici (soluzioni di metalli, quali cloruro e gluconato di calcio) esplicano un’azione sedativa e recalcificante. L’intensità della corrente è anche qui in rapporto al superficie degli elettrodi ed in genere minore a quella necessaria per la galvanizzazione. Maggiore invece la durata dell’applicazione, dato che un primo tempo passano soltanto ioni parassiti presenti sulla superficie cutanea e solo in un secondo tempo ioni rr. dicamentosi. Pertanto durata di almeno 20-30 minuti. La ionoforesi con preparati a base di sali di calcio è indicata in caso di osteoporosi; nelle contratture dolorose; in affezioni cutanee ginecologiche; con antibiotici nelle infiammazioni  con tendenza alla cronicizzazione.