Sesso 2.0.: così la tecnologia ha cambiato il nostro modo di farlo

22 Giu

Nuove tecnologie. Sono amate soprattutto dai più giovani e hanno lo scopo di facilitare gli incontri. In particolare le app di dating, cioè di incontro, grazie agli smartphone con tecnologia gps consentono di trovare l’anima gemella (o anche solo un partner per una notte) tra i potenziali spasimanti fisicamente più vicini a noi. La più famosa è Tinder: dopo aver indicato le nostre preferenze sessuali, ci mostra foto di ‘persone sulle quali siamo chiamati a dare un giudizio positivo o negativo. Quando c’è interesse reciproco, si viene messi in contatto e inizia la chat che si può concludere con un incontro di persona. Secondo dati ufficiali, questa app viene usata in media per un’ora e mezza al giorno e il 12 per cento di chi ce l’ha sul proprio cellulare dice di essere impegnato in una relazione contro il 54 per cento dei profili di chi si definisce single.

La maggior parte degli utenti è concentrata nelle grandi città: in Italia il primo posto va a Milano, seguita da Roma. Molti dei giovani utenti non usano una sola app ma ne scaricano diverse (sono tutte quasi completamente gratuite) per aumentare la possibilità. Senza contare che ormai gli incontri a fine sessuale nascono anche al di fuori delle app concepite per questo scopo: si flirta anche su Facebook, WhatsApp, Telegram. E poi ci sono i social network, i siti per incontri ex-traconiugali pensati per sole donne come Gleeden e le app per pubblici specifici come Grindr, Scruff o PlanetRomeo, dedicate al target gay. Queste ultime sono ormai una consuetudine: secondo dati riportati dg Corriere della Sera, soltanto Grindr, la più celebre, conta undici milioni di utenti in 192 Paesi del mondo, in Italia più di duecentomila. «Così si mantengono le distanze fino all’incontro mettendoci al riparo da un eventuale rifiuto», ha spiegato la sessuologa Roberta Rossi. «L’importante è che non diventi una dipendenza come tra gli adolescenti con il fenomeno del sexting, l’invio di messaggi hard a cui spesso non segue un incontro».

Nell’antica Grecia l’omosessualità era una tappa obbligata della formazione dei giovani. Etero, gay e bisessuali? Forse non dovremo più parlare della sessualità in modo schematico: molti eterosessuali portano con sé qualche traccia genetica di omosessualità. Secondo un recente studio di Giorgi Chaladze della Ilia State University (Georgia), pubblicato dagli Awhives of Sexual Behavio); circa la metà degli uomini e delle donne etero sarebbero portatori dei cosiddetti “geni omosessuali”. Ciò avrebbe permesso all’omosessualità di non estinguersi nel corso delle generazioni e nelle varie etnie. A questa ipotesa la ricercatrice è giunta utilizzando uno specifico modello computazionale, che le ha inoltre permesso di spiegare come mai il numero di uomini che nel corso della loro vita hanno avuto fantasie o comportamenti omosessuali sia superiore a quello di chi si identifica chiaramente come gay. Naturalmente lo studio necessita di maggiori approfondimenti: l’identità di genere è, ormai a parere unanime di tutta la comunità scientifica, un fattore determinato dai geni, ma ancor di più dall’ambiente e da un’infinita serie di implicazioni socioculturali e psicologiche.

Quel che è certo è che questo studio riapre un dibattito mai sopito e aggiunge un nuovo tassello all’ipotesi, sostenuta da più parti, secondo la quale l’orientamento sessuale (ovvero verso chi siamo sessualmente e sentimentalmente attratti) non è stabilito una volta per tutte. Da tempo si parla infatti di “sessualità fluida“, oggi più che mai termine in voga per definire il comportamento di molti giovani che con sempre meno tabù manifestano attrazione e comportamenti altalenanti tra eterosessualità e omosessualità.

Fluidità sessuale

In realtà, il fatto che oggi molti ragazzi passino più facilmente che in passato da relazioni etero a relazioni gay e viceversa sarebbe l’espressione di una tendenza insita nella natura umana: «La fluidità sessuale è una delle caratteristiche dell’essere umano», spiega Davide Dettore, sessuologo all’Università di Firenze. «Il nostro orientamento sessuale non ci caratterizza in modo stabile per tutta la vita. Ha più senso parlare, in una persona eterosessuale, di una più o meno bassa possibilità di attuare comportamenti omosessuali e viceversa». Questa soglia è determinata anche dalla cultura dominante: per esempio, nell’antica Grecia alcuni comportamenti omosessuali non erano solo legittimi, ma anzi erano una tappa obbligatoria della formazione di un giovane di buona famiglia.

«Questo non sarebbe stato possibile se un certo potenziale di omosessualità non fosse presente in ogni uomo», aggiunge il sessuologo. Parola d’ordine: sperimentare Un recente studio dall’istituto di ricerca britannico YouGov, effettuato su oltre 1.600 ragazzi e ragazze tra 18 e 24 anni, ha rilevato che il 43 per cento degli intervistati si identifica in una “sessualità liquida” e senza etichette o incasellamenti. I giovani di oggi sono quindi aperti al naturale assestamento della sessualità nel corso degli anni e a sperimentazioni senza troppe preoccupazioni con lo scopo di conoscere i propri gusti. Oggi, spiegano i sessuologi, è soprattutto tra le donne etero che le esperienze omosessuali avvengono con maggiore frequenza: «Ciò è dovuto al fatto che, per quanto molto lentamente, i tabù culturali si stanno attenuando», prosegue Dettore. Gli uomini sono invece ancora più restii ad ammettere comportamenti gay, soprattutto se di età superiore ai trent’anni e cresciuti in società ancora fortemente maschiliste. «Questo cambiamento di atteggiamento è naturalmente più presente nelle generazioni giovani, più portati a contrastare le tradizioni».

La fluidità sessuale è certamente incentivata anche dalla cultura in cui viviamo: sono sempre di più le star che non hanno problemi a esporre pubblicamente la loro apertura sessuale, da Miley Cyrus a Lindsay Lohan. «Non a caso assistiamo anche a una maggiore precocità di esperienze sessuali rispetto ad alcune generazioni fa, ma non certo rispetto a giovani anche solo di due secoli fa, che invece erano iniziati molto presto alla sessualità», dice Dettore. In questo contesto l’eros è spesso connesso al divertimento: festini, talvolta accompagnati dall’uso di alcol e droghe, e giochi erotici di gruppo sono modalità frequenti di consumo di sesso tra giovani e giovanissimi. «L’atteggiamento verso questa tipologia di sesso ricreativo è tipico dei giovani e dei maschi, anche se attualmente si sta diffondendo anche nelle ragazze. Si tratta da un lato di una normale fase di sperimentazione, che necessariamente agli inizi tende a essere priva di legami seri, dall’altro è certamente anche legata a insicurezze che fanno parte dell’età ma anche del periodo particolare e della nostra cultura attuale».